sabato 15 marzo 2014

PRONTI VIA ... ARRIVANO LE SAGRE



Eccoci nuovamente. Siamo quasi pronti a partecipare  alle prime sagre che verranno organizzate sul nostro territorio dalle varie associazioni per creare occasioni di svago  e di incontro per tutti i  turisti ma soprattutto per  i residenti presenti sul nostro territorio.

E così inizieremo a mangiare piatti di affettati misti, di  pizzoccheri, di risotti, di pastasciutte condite in vari modi, di salsicce.., annaffiati da ettolitri di vino.
Un esercito di persone, difficilmente quanti-ficabili, ma credo di non sbagliare stimandole in tutta la valle in almeno centomila, che si siede-ranno su scomode panche di legno, useranno po-sate e piatti di plastica, berranno il vino in bic-chieri che si schiacceranno alla minima pres-sione, senza  del resto poterne apprezzare il co-lore o il bouquet.
 
Ho sempre difeso le sagre di paese non solo come  occasioni di festa per turisti e non, ma anche come forma  di   autofinanziamento per le  varie associazioni ormai sempre meno sostenute dalle amministrazioni comunali.
 
Ma mi piacerebbe difenderle  anche come  occasioni di promozione del territorio valtellinese e soprattutto dell’enogastronomia locale.
Questo purtroppo non lo posso fare. Anche nella passata stagione ho assaggiato in alcune sagre, salumi industriali di dubbia provenienza, sott’oli o sottoaceti industriali o ancora peggio pizzoccheri immangiabili per l’eccesso di grasso e per la qualità scadente del formaggio usato. Ho bevuto  Valpolicella, Oltre Po Pavese,  raramente vini valtellinesi.

Naturalmente tra tutte le feste organizzate ci sono anche  quelle  dove la qualità della ristorazione è alta, dove il servizio è curato, dove tutti i prodotti utilizzati sono valtellinesi  e la cucina è gestita da professionisti.

Sarebbe bello trovare alla cassa delle varie sagre un cartello che indica le aziende che hanno fornito i prodotti, o ancora trovare sulle varie locandine la scritta “ noi difendiamo il nostro territorio”.
La non utilizzazione dei prodotti a km zero è spesso giustificata dal costo elevato dei nostri prodotti.
Non sempre è vero, spesso occorre magari trovare forme di collaborazione tra aziende concordando con il produttore un prezzo promozionale in cambio della pubblicità dell’azienda produttrice o per i vini provare  forme  di somministrazione diverse, sostituendo quello imbottigliato con quello sfuso o venduto in box.
 
Un piccolo aumento di prezzo per l’utilizzo dei nostri prodotti  sarebbe del resto  sicuramente capito e apprezzato dal consumatore se giustificato  per il sostegno dell’agricoltura del nostro territorio.
Credo che a tutti piacerebbe trovare nelle varie feste i nostri formaggi come ingredienti base per la preparazione dei pizzoccheri; i nostri vini, anche serviti sfusi, come bevanda per valorizzare un territorio, per riconoscere il lavoro di che ancora dedica il suo tempo nel mantenere la vigna magari in  terrazzamenti che diversamente sarebbero abbandonati ad un degrado strutturale e vegetativo.

Difendo le sagre, come occasione di incontro, come modo economico di cenare e divertirsi ballando a prezzi contenuti, ma difendo anche i ristoratori che purtroppo possono trovare in queste occasioni di festa  forme concorrenziali al loro importante lavoro sul territorio.
E allora credo sia importante trovare sinergie tra il mondo produttivo ed il mondo del volontariato, tra i ristoranti presenti sul territorio e le cucine improvvisate.

Ma serve soprattutto  più attenzione da parte  delle amministrazioni comunali che potrebbero legare l’autorizzazione alla  somministrazione di pasti e bevande ad un utilizzo  obbligatorio dei nostri prodotti agricoli, o  ancora negando eventuali  contributi alle associazioni che non rispettano la nostro cultura agro-alimentare.
 
 


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